ABBATTIAMO LE STATUE !!!

ABBATTIAMO LE STATUE !!!

Lo dico subito e a scanso di equivoci: io, Simone Cutri, in rappresentanza di nessuna ideologia né pensiero politico né clan culturale, nel pieno delle mie pur scarse facoltà, dichiaro di essere d’accordo con l’abbattimento delle statue. Con buona pace della contestualizzazione, della Storia, del dibattito gne gne gne. Le uniche statue da non abbattere riguardano artisti e uomini di cultura. Tutte le altre (condottieri, militari, santi, esploratori, conquistatori, imperatori, tiranni, uomini di potere) vanno abbattute senza se e senza ma.

Quando l’altra sera, a margine di un telegiornale, ho sentito un anziano e potentissimo e benestante e autorevole giornalista bianco schierarsi contro l’abbattimento delle statue, ho rinsaldato le mie convinzioni.

Non essendo mai stato giovane, mi si perdoni questo afflato giovanile e ribelle e futurista e si pensi che la mia farsesca tesi di laurea parlava della rivista Lacerba e che tutt’oggi concordo con gli articoli provocatori dei Soffici e dei Papini, quelli di Morte ai Morti e Chiudiamo le scuole!

Oltrepassato l’Atlantico, di là, il dibattito tenta di essere serio; da noi, qui in Italia, qualcuno si è acceso, in difesa o in attacco, per i monumenti celebranti il fascismo o gerarchi ad esso collegati e per l’imbrattamento della statua di Montanelli: più spropositatamente celebrato e sopravvalutato di lui c’è solo la Fallaci.

Credete che le statue debbano rimanere in piedi perché sono effigi della Storia e bisogna imparare dalla Storia per non commettere gli stessi errori del passato? Ma davvero credete ancora a queste frasi fatte e retoriche, utili ma nemmeno, solo a convincere i bambini a studiare storia sul sussidiario? Secondo voi, chi comanda, prima di prendere una decisione ripensa a cosa è successo nella Storia? Apre un libro, approfondisce, convoca un consiglio di saggi e poi prende una decisione? Spoiler: no. Le decisioni migliorano, poco a poco, lungo il cammino dell’umanità per il normale progresso civile e culturale che crea nuove condizioni di pensiero e opportunità e ci affranca da pratiche che oggi ci appaiono pietose e perpetrate per millenni: sacrifici umani, schiavitù, discriminazioni e così via.

E poi pensate alla vostra vicenda personale: il passato vi ha mai insegnato qualcosa? Se sì, non sentiremmo continuate frasi quali e perché si è risposato – ci ricasco sempre – l’ho perdonato di nuovo e ho sbagliato – la pago sempre io – tutte le volte finisce così et cetera, in una testardaggine comportamentale che farebbe impallidire la psicanalisi e la masochistica coazione a ripetere.

Permettete, quindi, che qualcuno sia incazzato nel vedere celebrato con un monumento uno che non avrebbe esitato a massacrare suo nonno e ridurlo in catene o venderlo? And so on.

Il discorso sarebbe lungo e più articolato, ovviamente. Buone notizie: le persone celebrate dalle statue sono morte e stramorte, non esistono più in nessuna dimensione, non ci guardano da lassù, non rappresentano più nulla, se non un arredo urbano che per egoismo estetico vorremmo mantenere.

L’unica cosa che rimprovero ai rivoltosi che distruggono le statue è la modalità: non dovrebbero essere così affrettati e selvaggi; dovrebbero, al contrario, organizzarsi, mettere su una bella cerimonia, un manifesto, la lettura di una qualche damnatio memoriae e poi, con solennità, abbattere la statua della persona che si è macchiata di quello per cui recriminano.

Mah. Non so nemmeno io, come spesso, se sono d’accordo con me stesso. Tuttavia il gusto per la provocazione e il fastidio per tutta questa retorica vomitevole, di ambo le parti, mi portano alle posizioni più estreme: abbattiamo le statue!